L'atomismo è nato nella Grecia "ionica" (coste dell'attuale Asia Minore) probabilmente già intorno alla fine del VII secolo a.C. Esso, però, si profila in modo netto solo nel secolo successivo grazie a Leucippo, che da Mileto emigra ad Abdera e lì vi fonda una scuola dove avrà come allievo principale Democrito. L'atomismo non si limita ad essere un'ontologia, ma ha sia in Democrito che in Epicuro dei risvolti etici molto importanti. Per quanto la presente voce concerna principalmente gli aspetti ontologici dell'atomismo, in quanto sono essi a caratterizzarlo sotto il profilo teorico, per completezza d'informazione ci sarà qualche accenno all'etica (prima delle note) con alcune citazioni significative.
Bisogna notare che il pluralismo ontologico espresso nel mondo ionico, e che si oppone decisamente al monismo religioso di Senofane e al monismo metafisico di Parmenide, ha un altro importante esponente in Anassagora. Nativo di Clazomene, emigrato ad Atene nel 462 a.C. , qui egli espone la sua teoria dei semi di tutti gli aspetti dell'essere (che Aristotele ribattezzerà "omeomerìe" o omeomeri). A differenza di quello leucippeo il pluralismo ontologico anassagoreo non prevede elementi neutri, gli atomi, che acquistano qualità evidenti e percepibili solo nei loro aggregati. Per Anassagora gli elementi primi ed ultimi di ogni genere di cose reali sono già “qualificati”, in quanto semi delle cose stesse.
Ma la teoria di Anassagora presenta anche difficoltà teoriche ben considerate e colte da Aristotele, che critica il "nous", il principio formativo infinito-indefinito, come un deus ex machina sovrapposto, mentre l'atomismo di Leucippo è piuttosto coerente perché ogni atomo ha "in sé" la ragione del suo essere. Esso perde coerenza soltanto quando lo si mescoli con quello di Democrito, il che è avvenuto molto presto, già nel IV secolo a.C., con effetti disastrosi sulla sua credibilità. L'atomismo leucippeo pare infatti certo esser stato indeterministico, mentre quello democriteo è sicuramente deterministico.
L'atomismo fu combattuto aspramente da Platone e dai suoi seguaci, che vi vedevano una dottrina empia, della quale bisognava cercare di far scomparire ogni traccia. In effetti sia da parte sua che dei suoi seguaci l'intento deve essere stato realizzato, vista la completa sparizione di tutti gli originali dell'atomismo. Diogene Laerzio nel suo Vite dei filosofi riporta la seguente testimonianza: «Aristosseno nelle sue "Memorie sparse" afferma che Platone ebbe l'intenzione di bruciare tutte le opere di Democrito ... »[1]. Non è noto se ciò sia effettivamente avvenuto. Rimane il fatto che i testi originali né di Leucippo né di Democrito ci sono pervenuti, per quanto del secondo le testimonianze siano molto più abbondanti.
Nell'atomismo di Leucippo (che deve venire distinto da quello di Democrito) la materia è costituita da elementi microscopici, indivisibili e impercettibili, qualificati da forma, disposizione e posizione, contenuti nello spazio infinito, considerato vuoto. Nel vuoto essi si muovono casualmente e rapidamente, e il loro movimento determina le loro combinazioni e la formazione dei corpi materiali. Il frammento 289 catalogato da Hermann Diels nel suo Doxographi Graeci dovrebbe appartenere alla Grande cosmologia e pare il più attendibile al riguardo per quanto evidentemente incompleto. Un breve passo significativo:
| « Il mondo pertanto si costituì assumendo una figura ricurva; e la sua formazione seguì questo processo: poiché gli atomi sono soggetti a un movimento casuale e non preordinato e si muovono incessantemente e con velocità grandissima .... [2] » | |
Gli atomi sono sostanze elementari invisibili ed indivisibili, atomi (dal greco tómos
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